Siete cresciuti con una mamma che ci credeva alla favola della buonanotte, non quella tradizionale; la mia era letteralmente una passione per quei libri che raccontavano storie diverse, rivisitate, anti-conformiste, forse a delineare la radical chic che mi tirate dietro ogni tanto … odio sentirmelo dire!! Ma insomma i libri li sceglievo per le illustrazioni e perché spesso i personaggi erano animali o bambini apparentemente sfigati che si riscattavano grazie alle loro forze per poter brillare di luce immensa nel finale. Forse la morale nascosta era proprio quella …. Sentirsi diversi è normale …. Perché ognuno di noi è unico! Ma non è questo il punto!

Oggi per i miei nipoti – che non ho e aspetto volentieri ancora un po’! – farei fatica a scegliere dei libri; la storiella dell’animaletto orfano o malconcio ha stufato persino me e i classici Cenerentola, Cappuccetto Rosso & Co. li ho sempre trovati un po’ inquietanti. Mi sa che adotterei un approccio estremo, gli leggerei direttamente delle storie senza illustrazioni, allora forse sì che l’intenzione reale troverebbe l’epilogo sperato … si addormenterebbero subito!

Il punto è che nonostante io ci abbia messo impegno e sia di mio un’accanita lettrice, nessuno dei miei figli ha ereditato questa dote che a dirla tutta anche a me si è sviluppata tardi, ormai adulta. Ma il mio accanimento aveva a che vedere con quella guerra esplicita che ho sempre mosso nei confronti del cellulare. Un buon libro DOVEVA essere la valida alternativa, soprattutto sotto le coperte e prima di incontrare il sonno. Ma sono cresciuti “analfabeti letterali” e io ci faccio i conti molto più di quanto questa realtà turbi loro; certo resto fiduciosa rispetto al futuro che forse un giorno scopriranno l’immenso valore, il fascino e la bellezza di tenere un libro tra le mani e perdersi in una storia, un’avventura, un viaggio, una poesia, un delirio. Magari un giorno il mondo resterà senza corrente e allora sì che si farà un passo avanti.

Comunque, mi ci ritrovo catapultata dentro anche io e la percepisco l’ondata anomala e centrifugante della lavatrice nella quale ci siamo infilati; solo che io alle spalle ho un’altra storia che torna prepotente a dire la sua e mi ci aggrappo convinta e nostalgica, ma più convinta ecco. Secondo me il mar de panza da lettura è dato dall’ansia del tempo che sembra non passare, dallo stare fermi e dall’accorgersi che è difficilissimo concentrarsi per piacere. Il concentrarsi attiene alla sfera dello studio e da lì non si scappa; perché scegliere un libro quando con il telefonino in un’ora sei passato da un emisfero all’altro senza neanche accorgertene, stimolando le tue papille gustative con ricette strepitose, sganasciandoti dalle risate per tutti gli orrori perpetrati su animali umanizzati o su umani deformati, esplorando universi paralleli e irraggiungibili di vip che non si capisce perché siano vip e tutto questo senza concentrarti, senza accendere più di tanto il cervello perché non ti viene richiesta alcuna elaborazione dati, c’è qualcun altro che lo fa al posto tuo. Ecco dunque: perché infilarsi in un libro? Come posso rispondere io che appartengo ad un’altra era e che in questa mi muovo in punta di piedi come un’ospite disorientata e confusa? Per me rispondono i libri, io mi ci aggrappo e provo a costruirci sopra e accanto delle riflessioni, che non si sa mai cosa può accadere. Magari davvero un giorno salterà la corrente!