Categoria Conversazioni scomode

Vi è mai capitato di trovarvi in una conversazione o discussione in cui vi mancava quella sicurezza per dire la vostra in maniera convincente? E come vi siete sentiti? Siete forse ricorsi al “sentito dire”, a quelle frasi raccattate qua e là per costruire dentro di voi una posizione, un’idea di dove stare, cosa preferire?
A me è successo un sacco di volte, poi solo la nausea e la noia, quel tempo perso che se proprio proprio meglio stare sul leggero, sparare minchiate e farsi quattro risate. Sta di fatto che ogni tanto ci si ritrova impreparati ad affrontarle alcune conversazioni …
Certo, di mezzo dobbiamo fare i conti con la timidezza, la paura di essere giudicati, il timore di andare contro corrente e forse per questo risultare antipatici o, nelle migliori delle ipotesi, autentici. Sta di fatto che spesso ci aggrappiamo a frasi di circostanza che sono già state masticate da chissà chi, chissà quante volte.
Mi riferisco a conversazioni che riguardano i temi attuali dei nostri tempi, il Covid, la guerra, le guerre! Il cambiamento climatico, le auto elettriche, la crisi economica, la gestione dell’immigrazione, la “nuova” scena politica, l’identità sessuale … e per questo da considerare come argomenti per cui non si può prescindere dalla conoscenza e dall’approfondimento della notizia, ma anche dalla connessione che abbiamo sviluppato con la nostra zona più autentica, la pancia e scrivo sviluppato perché è vero che ci nasciamo ma poi, lungo il cammino, la perdiamo.
Eppure, il più delle volte ci ritroviamo a dire la nostra senza essere sufficientemente informati, ci lasciamo trasportare dalla corrente delle parole, ci infiliamo, diamo contributi poco convincenti o forse conditi da quella porzione di aggressività che ci permette di imporci su chi forse è più debole o ancora meno informato di noi.
Magari l’intenzione di saperne di più ci sarebbe anche … ma a chi credere? Come districarsi nel marasma informativo che impera? Oggi è stata messa in discussione anche la comunicazione ufficiale che appare sempre più inaffidabile e controversa ….
Poi, dalla vostra c’è voglia di altro; di leggerezza innanzitutto, di conferme e di speranze per affacciarsi al futuro con fiducia; ma … ci siete dentro fino al collo, questo è il vostro mondo e vale davvero la pena di conoscerlo.
Il mio consiglio è quello di non accettare mai per buono quello che vi viene detto o proposto, non prima di ascoltare il vostro radar interno. Lo so, vi abbiamo cresciuto con la nostra verità e per primi noi vi abbiamo fatto accettare dei controsensi assurdi, delle realtà spaventose come … come qualcosa che scorre e che continuerà a scorrere, fluido, folle, ingiusto anche. Quando ci avete posto domande semplici e curiose e per cui la risposta avrebbe dovuto essere rassicurante, sensata, logica, noi ci abbiamo provato a glissare, a convincerci che il vostro cervello fosse troppo piccolo e puro e acerbo per poter contenere l’orrore e l’errore. Vi abbiamo protetto e poi il tempo è passato e semplicemente vi abbiamo abituato all’accettazione e alla vita oltre l’orrore e l’errore. Giusto? Bò, non so rispondere a questa domanda, so solo che crescendo le cose cambiano e che bisogna imparare a camminare in un mondo diverso dove l’amore e la protezione non bastano più.
Amare il prossimo non vuol dire farsi infinocchiare; non vuol dire nemmeno vedere il marcio ovunque e comunque: vedete piuttosto il prossimo nel presente, in quello che siete e che scegliete e che necessiterà del vostro migliore contributo per poter nascere ed esistere con voi e anche oltre di voi; poi verrà da sé che per poterlo fare, per poter diventare architetti, ingegneri e costruttori di quel prossimo, in primis avrete bisogno di sentirvi liberi e capaci di scegliere: da qui diventa fondamentale che il pensiero sia vostro e non adottato!
E allora di me forse penserete … anvedi questa quanto è saggia! ma poi tutte ste super cazzole che spara, ce crederà davvero? E le avrà messe in pratica? E io, che quando me se provoca, m’encazzo pure e divento tutta ‘n foco, ve dico che ce sto ancora a lavorà e che sì, ce credo ‘na cifra, pe forza, sennò mica lo sprecavo tutto sto tempo!!

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