Io un ricordo ce l’ho, anzi tanti perché sono cresciuta quando lui, il Cavaliere cavalcava i suoi successi più grandi proponendo nuovi modelli di fama e rock’n roll … ok, meglio pizzica e tarantella. Sta di fatto che a casa mia quando c’era lui in televisione, si cambiava canale e ci si ancorava alla rai, quella che amava essere chiamata la tv di Stato, per me ad oggi ancora un mistero! In sottofondo mio padre gliene tirava dietro di ogni al Berlusca, riconoscendogli un inquietante potere, una faccia tosta, uno che riusciva a giocare a carte scoperte, barando, intortando e proponendo così, ad un’Italia stufa, amareggiata e disincantata un nuovo eroe, fatto con la plastilina. Per me lui era quello che aveva creato le veline e
crescere col mito delle veline era dura. Con la mia amica Gilda ce l’abbiamo messa tutta;
ci posizionavamo davanti alla credenza in vetro del suo salotto 3×3, seminude solo perché faceva caldo ovviamente, a vestirci, spietati ma obbligati i pantaloncini ciclisti che ci segavano in due prima la pancia e poi le cosce, con un incontenibile esondare di cicce, e lì noi ignare, anticipavamo il twerkare: due visionarie! La ricerca vana era di esercitare quel nuovo potere che ci faceva sentire invincibili: un incrocio tra gatta morta e mantide religiosa era assolutamente la ricetta vincente per suggellare il nostro piano contro di loro: i maschi, quelli che ci avevano inflitto anni di umiliazioni, sputi, spinte, che ci trattavano come fossimo due di loro, confermandoci che il cervello per forza si sviluppava più tardi rispetto al nostro e solo se erano fortunati!
Per fortuna il calcio ci faceva schifo e così i calciatori, le veline irraggiungibili e Gilda l’ho persa di vista anche perché ad un certo punto ho avuto un tracollo nostalgico per le Barbie e Pamela, l’amica antagonista che mi attirava a sé col suo inestimabile armamentario di Barbielandia: casa a tre piani, piscina e sontuosi abiti. La macchina cabriolet era di Big Jim, un fico pazzesco, Barbie si limitava ancora a fare la Barbie, l’emancipazione è venuta dopo; e già, nonostante il caldo torrido, ci rinchiudevamo per ore nella sua mansarda a far copulare plastica e sudore, nell’attesa snervante di esplorare la realtà. E così nella vita poi non ho fatto la velina, nun ciavevo gli attribbbuti e manco la mignotta, mi mancava il coraggio e anche qualcos’altro; ho trovato rifugio sotto le mentite spoglie della moralista, dell’idealista nauseabonda che il mulino bianco nun me vedeva manco de striscio, un po’ bacchettona ma a singhiozzo e con un’incoerenza disorientante e rocambolesca, questa una delle poche salvezze a cui si sono aggrappati furbi i miei figli per sopravvivermi. Insomma mi sono decisamente data qualche chance in più.
Quando Berlusconi ha cominciato a far politica, a casa mia ha raggiunto l’apoteosi; bestemmiare era meno grave che tirare fuori il suo nome; lo vedevamo stringere la mano a Gheddafi, ma non era il cattivo? E poi lo vedevamo far stringere la mano a Putin e Bush, ma quei due non si odiavano? E poi lo vedevamo entrare e uscire dai tribunali perché collegato alla mafia o a scandali di spasso, sesso e tarantella. E i tg raccontavano ognuno la sua versione, toccava solo scegliere a chi credere! Ma se la tv, l’altra era sua, come credergli? Loro, i grandi credevano in ogni caso a qualcosa e a qualcuno, noi i piccoli eravamo dispensati.
I miei credevano nella cultura che stava morendo. I tempi erano quelli di cene infinite, nuvole di fumo a sovrastare cervelli impegnati in disquisizioni, congetture e riflessioni concitate sulla politica; noi facevamo capolino con la testa per spiarli i grandi ed era noia allo stato puro, niente di piccante sul fronte, se non parolacce di tanto in tanto che attiravano la nostra attenzione quando l’amico più brillante al tavolo ne sparava fuori una grassa, magari zozza. Ma loro dietro le spalle avevano una storia fatta di storia, manifestazioni e sogni di un mondo utopico, erano romantici, leggevano poesie, vedevano armonia nelle forme e ascoltavano la musica con gli occhi chiusi e l’anima spalancata.
Forse perché la politica per loro aveva un senso e ci si riconoscevano. Ma hanno vissuto abbastanza per assistere allo sgretolarsi di parecchi muri, l’utopia trasformarsi in distopia ed una strada obbligata da intraprendere, quella dell’individualismo che farebbe rima con patriottismo, liberismo, agnosticismo ma anche con menefreghismo, della serie: “ Io ho creduto in te, tu non hai creduto in noi e allora io decido di credere in me”. E a vederli oggi hanno scelto la strada più saggia, quella di volersi bene e scrivere la loro di favola.
Mia figlia Nina quando lo sente parlare dice che assomiglia a Mussolini, con quelle pause imperanti e solenni e uso il presente perché “Silvio” sarà ancora per molto tra di noi; lei è reduce dal suo esame scritto di italiano, terza media e alla domanda su cosa pensa dell’anarchia, ha ridotto il tutto ad un problema di intelligenza, così come per i no dei genitori: “Se sei intelligente non hai bisogno di regole e non riceverai dei no!” . Non è stata Barbie l’anarchica a indottrinarla perchè suo fratello nel frattempo l’aveva impiccata, la Barbie! Sofia, 22 anni e ha un approccio minimalista alla faccenda: per lei la politica non merita tempo e dedizione, la sua vita è dedicata ad altro, ma quando deve compiere il suo dovere di cittadina, allora fa parlare la pancia e chi non è collegato anche al cuore non è meritevole, chi, con le sue azioni non rispetta l’altro, non è meritevole, punto. Per questo il suo colore preferito è il bianco. In famiglia, come sempre più spesso accade, ci ritroviamo su fronti opposti, estremamente opposti e abbiamo deciso che vale anche alzare la voce, insultarsi e mandarsi lì per avvalorare la propria tesi, crederci insomma per poi mangiare il gelato e sciacquare via tutto.

Un po’ mi dispiace; all’inizio, tanto per cambiare adducevo il mio disinteresse ad una scarsa intelligenza ma poi ho deciso che il mio era un problema di insicurezza, mi sono finalmente scoperta normodotata e ho scelto un’altra versione: a me la politica non piace perchè:
perché un idealista non può fare il politico, uno che crede nel grande progetto di un mondo giusto non può fare il politico. Il politico ha fame di potere, è arrogante, sicuro di sé anche nella menzogna, non chiede scusa ed è narcisista, è il compagno di classe che ti guarda dall’alto della sua superiorità perché lui sa, ha già capito tutto e ti frega la merenda. Sì, con questo metto in dubbio tutta la narrativa dei libri di storia e dell’idea stessa della storia così come me l’hanno sempre proposta a scuola; ci sono un’infinità di versioni del concetto di politica e forse varrebbe la pena rinfrescarlo; ci sono un sacco di versioni del passato e quelle che preferisco sempre di più sono le parole di chi c’è stato prima di me e con i suoi racconti rende accessibili mondi a me sconosciuti ma credibili, fatti di particolari credibili, quelli che ti rimangono impressi perché hanno agganciato qualcosa dentro di te e manco lo sanno ma contribuiranno a scrivere un nuovo pezzo della storia, la tua. Tanto poi alla fine è di questo che si tratta, vivi la tua vita e cerca di non far del male a nessuno, nel frattempo fai del bene e godi. Forse basterebbe questo.

Anarchica non lo so ma certo che Barbie è parecchio inquietante!