Bergamo, “ridente” città del nord, ricca e a misura, talmente a misura che si ha l’impressione di conoscerci tutti e di dover far funzionare la testa all’unisono. Talmente ricca e ridente che un sacco di giovani non vedono l’ora di lasciarla, inseguendo sogni di successo che li porti lontani, quasi non importa dove, l’importante è che sia lontano. Enigmatica e a tratti incomprensibile, ma finisce per scorrerti nel sangue che neanche te ne accorgi e una volta salutata, già ti manca. La piccola provincia, fatta di colli, vestita di verde, sontuosa e arrogante, per i forestieri affascinante e antipatica come ogni nobile signora che davvero si rispetti! Se ci nasci dentro la ami e la odi, la apprezzi e la denigri, la sponsorizzi e poi, appena puoi, la tradisci! E’ provincia e le persone sono identificate e identificabili, se sbagli rischi la lettera scarlatta, rischi di diventare argomento succulento di bocche avide di parole … gravi e grevi, vuote ma colme di veleno inconsapevole, quello generato dalla leggerezza di pensiero, nata da un’intelligenza arrugginita e poco coltivata! Poi succede a te di sbagliare, ma è davvero uno sbaglio? Chi ha deciso che lo è? E in funzione di cosa? E allora qualcosa ti si muove dentro, rigurgiti un sentimento che proprio non può emergere, non s’ha da fa! Il codice non lo permette, meglio mentire, reprimere e soffocare verità, desideri, possibilità. Questo è quello che succede trai giovani, li chiamo così perché io ormai ho l’etichetta della brontosaura avendo superato i 50. E questo è quello che succede a Bergamo, per me città acquisita, sò de Roma e noi sti problemi nun ce l’avevamo! Non perché siamo più evoluti, piuttosto perché siamo milioni di anime e il cervello nel recinto è una condizione materiale che poco ha a che vedere con le relazioni. Per questo faccio fatica a comprenderla e faccio fatica a collocarla in una città del Nord che invece ho sempre pensato più evoluta rispetto al Sud. Il vociare latente e tagliente, l’estremizzazione del “MAI”, del “NON SI FA”, del “NON CI STA”, assumono toni e sfumature che rasentano il ridicolo e il grottesco a chi si pone curioso e in osservazione. Ma sai che c’è? C’è il sangue che scorre in animi ribelli, ragazzi che muovono i loro primi passi in corpi da adulti, in un mondo che è lì disponibile e ricco di qualsiasi cosa e tutto luccica talmente tanto che è inevitabile non venirne ammaliati. L’unico desiderio è quello di sentirsi parte, essere accettati e se c’è un codice, ok, CI STA, si accetta. C’è e resta forse una vocina dentro, offuscata, debole, come una candela fioca che resta coraggiosamente accesa a scrivere un’altra narrazione, quella della curiosità e dell’open-mind, famosa skill che ogni sano genitore vorrebbe lasciare nel bagaglio ereditario del proprio figlio/a!

Ogni persona ha la sua storia e nel suo cammino succedono talmente tante cose belle e brutte che gli permettono di crescere e arricchirsi, di colorarsi con nuove sfumature, sperimentando spesso il rovescio della medaglia e per questo ogni giorno vissuto può aggiungere un tassello diverso al nostro essere. Noi non siamo mai quello che eravamo ieri e saremo differenti domani e questa è una figata! Succede soprattutto quando si è giovani perché si è fertili e curiosi e vergini; ogni esperienza insegna, ogni attimo di vita vissuta racconta, si impara così a discernere il giusto dallo sbagliato e a scegliere certe posizioni piuttosto che altre, non sempre consapevolmente. Si fanno errori e si subiscono giudizi, si giudica, si perdona, si va oltre e si cresce. E così si arriva a dare un suono al proprio nome, che assume carattere, forza e unicità; si riempie, assume un senso, quello della nostra identità.

Ma allora sto codice, lasciatemelo dire, stride un po’ …

Sorrido all’immagine del cane che piscia sul suo territorio, a segnarlo. Funziona così nel gruppo: questa tipa è stata con me, quindi … no way! Nun se tocca, proprietà privata, BLINDATA. Per quanto?? Ah bè … per sempre!!! Il pastore sardo eremita mi sembra più evoluto e rispettoso delle sue pecurrìì! Qui sfociamo nel clan siculo, con tanto di lupara, baffetto impomatato e scacciapensieri che strimpella la colonna sonora di un dramma che sta per compiersi!!!

Altro che apertura mentale … e qui siamo noi adulti i bigotti a non comprendere il valore di un codice d’onore che regola e nobilita le relazioni?

Non c’è storia; la storia è che vivere in un cerchio ti irrigidisce il cervello, ti costringe a degli schemi, certo ti fa sentir parte di qualcosa che funziona e che ha un senso, dove circola vita, calore, dove quel movimento è la prova inconfutabile che la tua scelta è stata vincente. Ma poi, chissà perché, ad un certo punto ti sta stretta e senti il bisogno di affacciarti e vedere cosa c’è oltre, anche se ti spaventa perché è un salto nel buio e il calore, quello non te lo assicura più nessuno. Ma c’è il coraggio, l’impulsività e il portafoglio di mamma e papà – se sei fortunato – che non vedono l’ora di sponsorizzare la tua curiosità. Fuori è dura, non ce n’è, è inutile raccontarsi altro. Fuori è dura tanto quanto dentro di noi. Devi ricominciare daccapo, comprendere quali sono i nuovi schemi, le nuove regole del gioco e cosa bisogna fare per ritrovare quel calduccio, quel cerchio che ti regala tanta sicurezza e, nel frattempo, fai i conti con il silenzio, la solitudine, una quotidianità che ti sembra dannatamente vuota e infinitamente lunga da gestire. E se hai la fortuna e il coraggio di imparare a gestire quel vuoto e a riempirlo di te, allora sei a cavallo, qualsiasi cerchio troverai, avrà per te una nuova forma, la garanzia di una porta da cui entrare ed uscire a tuo piacimento, ascoltando quello che veramente desideri, incurante dei giudizi altrui. E … Fanculo al recinto!

Settembre 2022