Non l’ho amato di pancia, anzi ci ho fatto a botte e mi sono sentita in un vortice, un mulinello che mi chiedeva solo di lasciarmi andare. Invece no! Ho piantato i piedi a terra e ci ho messo radici, ostinata e ottusa perchè Wim Wenders mi ha provocata e il suo Perfect day non l’ho mandato giù, mi si è appiccicato addosso e mi ha chiesto tanto. Di guardare e di guardarmi innanzitutto, quindi di lasciar andare, ma perché potessi farlo avevo bisogno di capire, ragionare e accettare. E smettere di pensare!
Ho fatto un pò di violenza ai miei limiti, nel senso che mi sono posta delle domande …
Nella ripetizione dei gesti c’è una calma che non è noia ma neppure gioia, è piuttosto la sicurezza di trovare sempre le stesse cose e quindi la certezza che tutto è come dev’essere. Uno schema funzionante in cui il protagonista si muove e vive le sue giornate tutte apparentemente uguali perché invece mai nulla si ripete allo stesso modo; piccole novità, sfumature di vita che colorano le giornate ognuna speciale perché diversa.
Sceglie di parlare poco, l’essenziale, così come sceglie la solitudine sempre, a meno che non siano gli altri a cercarlo. Sceglie la routine e non spezza gli schemi che sono per lui una cornice entro la quale muoversi e meravigliarsi di particolari, apparenti inezie. Accudisce le sue piante come fossero figli, nella semplicità di pochi gesti per garantire loro luce, acqua e il nutrimento di una carezza.
La sensazione è che questa cosa non può funzionare. La sensazione è che non ci sia fame, né curiosità per quello che c’è aldilà e questa piattezza è desolante.
La sensazione … è questa giungla di mente che mi ritrovo popolata di scimmie, liane e pappagalli frastornanti. My head is a jungle!
La pace nella contemplazione delle ombre della natura, nella musica meravigliosa, quella vera, la nostalgia per un silenzio nei pensieri che non ci appartiene più da quando satana smartphone ha fatto breccia nelle nostre vite, sono l’armonia che convince e che in qualche modo ti lasciano qualcosa di buono dopo averlo visto: A perfect day è un giorno perfetto perchè dentro di sè il protagonista ha già risolto tutto e può finalmente godere delle piccole cose e ogni volta percepire di quelle stesse piccole cose, sensazioni diverse. E quindi almeno qui mi sono risposta; questo semplice uomo è approdato al senso della vita: vivere l’attimo e sentirlo con quel giusto coinvolgimento che ti permette di non subirlo ma di goderlo o semplicemente appunto viverlo.
Quindi ho fatto a botte con la mia fame di scoperte e mi sono resa conto di quanto io sia ancora proiettata nel fuori, in tutto quello che accade intorno a me. Il mio desiderio è quello di assaggiare, scoprire, guardare, ascoltare, toccare, vivere l’inesplorato. La mia fame di viaggiare ad esempio cozza con la sua quotidianità e chi mi dice che lui prima di essere quello che racconta non è stato altro, non abbia già soddisfatto l’avidità, la lussuria, l’ingordigia, l’abbondanza? Dal breve dialogo con la sorella si suppone infatti che provenga da un ambiente ricco e sofisticato; la rigidità della donna stride con la sua naturalezza, con quel sorriso bello, in uno sguardo che ha una storia ma che in fondo non ha più importanza, l’importante è il presente, il momento.
Tokyo è una città frenetica immagino, tutto si muove veloce, le persone molte di quelle che incontra non sorridono, non hanno fiducia, non ringraziano. Ma quelle con cui interagisce lo apprezzano, sembra addirittura che lo ammirino, sua nipote soprattutto con la quale vive uno dei rari momenti del film in cui il calore umano viene alla luce, riscalda, acquista senso, valore e importanza. Ma non è la cosa più importante; le relazioni sono per lui marginali, fortuite e quando accadono il suo investimento è sempre lo stesso, autentico, distaccato eppure amorevole.
Il film lo guardo con un’attesa continua di una svolta, un momento topico che smonti tutto e racconti l’irraccontabile. Ma non accade e la provocazione è continua: guarda le piccole cose, guardale, ascoltale, ascoltati e silenzia le domande, frena l’attesa, fai vuoto.
Il dibattito in macchina quando torniamo è inevitabile e bellissimo perché raro e così benefico; punti di vista diversi, diametralmente opposti, io mi prendo tempo … perché il film non l’ho capito. Capito nel senso che mi sono chiesta quale fosse il messaggio che Wenders voleva inviarmi … E non mi sono concessa di guardarlo sgombrando la mente, lasciando che mi attraversasse e basta. Le età ci fanno vedere le cose diversamente, ma non è solo questo, c’è il peso di una forma mentis che pesa massiccia a dire la sua..
Ammetto di aver avuto anche una reazione sgradevole: faccio tanta fatica a credere che una persona che lava i cessi pubblici di una grande città, peraltro bellissimi e pulitissimi, possa sentirsi così bene ed essere soddisfatto della sua vita. È un lavoro faticoso dove entri in contatto con gli escrementi, il piscio, il tanfo dei rifiuti umani; il tuo impegno non viene riconosciuto e apprezzato, almeno non esplicitato e svanisce probabilmente in pochi attimi. Sofia puntualizza: è un lavoro che va fatto, non c’è niente di male nello sceglierlo. Vero, ma penso anche che sia l’ultima spiaggia, sia per chi non ha potuto scrivere una storia migliore, più appagante. E mi è venuto anche il dubbio che lui lo abbia scelto per redimersi, perché dovesse espiare delle colpe, chissà forse anche quella di essere stato ricco in passato. Sono i miei genitori ad aprirmi ad una nuova comprensione: la cultura giapponese ha un concetto del servire completamente diverso dal nostro, laddove essere per gli altri è un onore e non l’ultima spiaggia.
E’ un ocd quella che Hirayama ha per le fotografie che cataloga settimana dopo settimana immortalando la luce che si insinua negli alberi suoi amici ? Ne ha tutta l’aria ma non prende la forma di un disturbo, un’ossessione così come la viviamo noi se la riscontriamo in una persona o anche in noi stessi. La sua sembra una passione, un voler cogliere la meraviglia di un attimo quando la luce disegna un’ombra trai rami di un albero, ma c’è anche una ricerca di perfezione in tutto quello che per lui ha un senso e un valore. Pazzesco come una convinzione può sgretolarsi se guardata con altri occhi, da un altro punto di vista!
Riuscirò forse un giorno a vivere il mio perfect day e non avrà importanza cosa ci avrò messo dentro perché si concretizzerà nella mia parte più profonda e quel sorriso beato-beota ne sarà la conferma. In questa vita o alla peggio nella prossima, nel frattempo domo le scimmie e mi sposto in liana!
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